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      I tre stilisti che hanno contribuito alla rivoluzione dell’abito da sposa

      La rivoluzione dell’abito da sposa è un processo in atto, che ha avuto illustri antecedenti.  Vediamo tre stilisti che hanno influenzato in modo decisivo questo cambiamento.

      Rei Kawakubo

      Rei per me è una divinità, nutro un vero culto per il suo lavoro e la sua arte.

      La collezione “White Drama”, presentata per la s/s 2012 di Comme des Garçons, è uno dei miei lavori preferiti. Rei ha realizzato una riflessione sulla vita della donna e sul suo ruolo nella società, evidenziando l’ambivalenza del matrimonio. La sfilata è uscita sulle note malinconiche dell’organo: mani legate, gabbie e visi che sembravano coperti da coltri di nebbia indicavano il dolore che può nascondersi dietro a certe relazioni.

      Nel 2005 invece, con “Broken bride”, si era vista invece una sposa d’ispirazione vittoriana  e fortemente poetica. La musica d’organo si mischiava a brani tradizionali di diverse culture, creando un’atmosfera coinvolgente.

      Uno degli articoli più illuminanti su questa collezione è quello di Robin Givhan, che indaga il ruolo del nero nella filosofia della Kawakubo. Il nero sarà uno dei trend dei matrimoni del 2018, quindi ritengo doveroso riprenderei in considerazione queste parole.

      In conclusione vorrei citare una delle rare dichiarazioni di Rei, che fa riflettere sul valore del vestito da sposa e della sue personalizzazione:

      “There is a kind of burnout – people just want cheap fast clothes and are happy to look like everyone else. That enthusiasm and passionate anger for change and rattling the status quo is weakening.”

      Martin Margiela

      Margiela è una di quelle persone delle quali non smetterei mai di parlare! Ho un legame profondissimo con lui e il suo modo di vedere.

      La recente uscita del documentario We Margiela, ha prepotentemente riportato i riflettori sull’opera dello stilista. Io ho seguito il progetto attraverso le mitiche buste di cartone che componevano il progetto “mailing” e che sono state inviate a 999 persone nell’arco di 3 mesi.

      Parlando di lui, la sua collaboratrice Jenny Meirens, ha raccontato che Martin comprava continuamente vestiti, ne era ossessionato.

      Alla linea Artisanal 2005 appartiene un vestito da sposa che è stato cucito unendo tre abiti da sposa.

      “Maison Martin Margiela Atelier in Paris. Three vintage wedding dresses were assembled and sewn onto a brassiere, creating a unique ball gown made of different fabrics.”

      (Foto di Marina Faust)

      Gareth Pugh

      Katie Shillingford, fashion editor di Dazed & Confused, ha scelto Gareth Pugh come stilista per le sue nozze. Dalla loro collaborazione è nato un abito grigio, con influenze anni’30 e un’aria fiabesca. I capelli rosa di Katie e l’abilità  di Gareth nel dare libertà all’abito da sposa, hanno aperto la strada ad un ampio numero di spose alternative.

      Se vuoi approfondire il metodo di lavoro di Pugh guarda questo video su Vimeo.

      Una piccola curiosità finale: alla domanda” Do you have a favourite wedding dress?”, la Shillingford ha risposto: “Stephanie Seymour’s dress in Guns ‘n’ Roses’ November Rain.” Se vuoi approfondire l’argomento ti rimando al mio articolo dedicato a questo video e allo storytelling.

      Cosa ne pensi di questo processo di rivoluzione dell’abito da sposa? Sei più attratta da abiti tradizionali o questa ondata di cambiamento ha contagiato anche te?